Siccità, dati e digitale

L’Europa sta vivendo un’estate difficile da ignorare.

Dopo mesi di caldo e precipitazioni inferiori alla media, la siccità sta colpendo ampie zone del continente. I fiumi hanno livelli eccezionalmente bassi, i terreni si stanno seccando e il rischio di incendi boschivi rimane elevato. Il Centro comune di ricerca della Commissione europea ha riferito questa settimana che la siccità colpisce ampie zone d’Europa sin dalla primavera, con previsioni che indicano il protrarsi di condizioni di caldo e siccità fino a settembre.[1]

Per molte persone, la realtà della scarsità d’acqua sta diventando sempre più evidente. Nel Regno Unito, le restrizioni sull’uso dei tubi per l’irrigazione hanno portato il tema al centro delle conversazioni quotidiane.[2] In tutta l’Europa meridionale, la siccità sta esercitando un’ulteriore pressione sull’agricoltura, sugli ecosistemi e sulle risorse idriche.[3]

Ma forse proprio questa estate così secca dovrebbe farci riflettere anche su qualcosa che non si nota così facilmente: l’acqua che sta dietro alle nostre vite digitali.

“Digitale” non significa “senza peso”

Tendiamo a considerare le comunicazioni digitali come l’alternativa ecologica alle comunicazioni tradizionali. Ma dietro a quel clic si nasconde una vasta infrastruttura fisica. Le nostre e-mail, le fotografie, le videochiamate, i servizi di streaming, lo shopping online e gli strumenti sempre più basati sull’intelligenza artificiale dipendono tutti da data center, reti, server ed elettricità.

E questi impianti devono essere raffreddati.

A seconda della tecnologia, dell’ubicazione e del mix energetico, il raffreddamento dei data center può richiedere notevoli quantità d’acqua. L’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) identifica ora i data center e l’intelligenza artificiale come sfide emergenti per le risorse idriche europee, in particolare alla luce dell’espansione delle infrastrutture digitali.[4]

I data center non sono responsabili della siccità in Europa. Tuttavia, con l’aumentare della domanda di data center in tutto il mondo, cresce anche il fabbisogno di energia, sistemi di raffreddamento e infrastrutture a supporto delle nostre vite digitali. Ciò sta quindi esercitando un’ulteriore pressione sulle risorse idriche in luoghi in cui l’approvvigionamento è già sotto pressione.

L’acqua che non vediamo

L’AEA stima che, in media, ogni anno circa il 30% del territorio dell’UE sia soggetto a scarsità stagionale di acqua, con l’Europa meridionale particolarmente esposta a tale fenomeno. [5] La scarsità d’acqua non è semplicemente un problema che riguarda un solo paese o una sola estate; si prevede infatti che i cambiamenti climatici aumentino la frequenza e l’impatto degli episodi di siccità.

Allo stesso tempo, le infrastrutture digitali europee stanno crescendo rapidamente. Queste due tendenze non sono slegate tra loro. Man mano che utilizziamo un numero sempre maggiore di servizi digitali, occorre un’infrastruttura più ampia per supportarli. E, con l’Europa che diventa sempre più calda e secca, la questione di come tali infrastrutture utilizzino le risorse assume un’importanza sempre maggiore.

La recente valutazione dell’Agenzia europea dell’ambiente sull’impronta ambientale dell’intelligenza artificiale evidenzia che l’acqua può essere utilizzata in diverse fasi, tra cui il raffreddamento dei data center, la produzione di energia elettrica e la fabbricazione di semiconduttori. È fondamentale sottolineare che il quantitativo varia notevolmente a seconda di dove e come opera la tecnologia.[4]

Quindi forse è giunto il momento di andare oltre il semplice presupposto secondo cui “digitale” significhi automaticamente “più ecologico”.

Un futuro digitale più consapevole

La lezione che possiamo trarre dall’estate eccezionalmente secca che ha colpito l’Europa non è che dovremmo usare meno tecnologia. L’intelligenza artificiale e la tecnologia digitale hanno un potenziale enorme. Possono aiutarci a lavorare in modo più efficiente, a migliorare i servizi, a sostenere la ricerca scientifica e a risolvere alcune delle sfide che dobbiamo affrontare come società.

Ma non tutte le attività richiedono l’intelligenza artificiale, e non tutti i servizi digitali devono funzionare sempre alla massima capacità.

I governi e le autorità di regolamentazione hanno un ruolo importante da svolgere nel garantire che la rapida espansione delle infrastrutture digitali sia pianificata in modo adeguato e che i nuovi centri dati vengano realizzati tenendo conto della disponibilità idrica locale, del fabbisogno energetico e delle pressioni ambientali.

E anche noi, in quanto consumatori, possiamo fare la nostra parte. Non dobbiamo temere l’intelligenza artificiale né rifiutare la tecnologia digitale. Possiamo però diventare utenti più consapevoli, riflettendo su quando l’intelligenza artificiale apporta davvero un valore aggiunto, anziché utilizzarla semplicemente perché possiamo farlo.

Il mondo digitale può sembrare invisibile, ma l’infrastruttura che lo sostiene è ben reale.

Fonti

  1. Centro comune di ricerca della Commissione europea, “La siccità sempre più grave e il caldo record attanagliano l’Europa, alimentando incendi boschivi di proporzioni straordinarie e causando livelli dei fiumi estremamente bassi”, 2026
  2. The Guardian, Thames Water aderisce al divieto di utilizzo dei tubi da irrigazione mentre l’Inghilterra e il Galles si avvicinano allo stato di siccità, 2026
  3. Centro comune di ricerca della Commissione europea, Situazione attuale della siccità in Europa, 2026
  4. AEA, Intelligenza artificiale e consumo sostenibile in Europa, 2026
  5. AEA, Situazione di scarsità idrica in Europa, 2025

Foto: Will Photography, Adobe Stock

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