Mentre il mondo continua a fare i conti con l’aumento delle temperature, la perdita di biodiversità e gli eventi meteorologici estremi, la COP30 (la 30ª Conferenza annuale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) ha offerto un’occasione rara di progressi concreti. Tenutasi a Belém, in Brasile, lo scorso novembre, la COP30 non solo ha posto la foresta amazzonica al centro della politica climatica internazionale, ma ha anche prodotto alcuni degli impegni più chiari mai assunti finora in materia di foreste, uso del suolo e materiali sostenibili.
Ciò che ha contraddistinto questo vertice è stata l’attenzione rivolta agli ecosistemi che influenzano direttamente i cicli globali dei materiali, comprese le foreste che forniscono carta e imballaggi in carta certificati. Sebbene l’incontro non abbia risolto tutte le sfide, ha portato a progressi sufficienti da indurre i responsabili politici e le organizzazioni ambientaliste a definire la COP30 come una delle conferenze sul clima più costruttive degli ultimi anni.
Uno dei motivi principali di questo ottimismo è stata la firma della “Dichiarazione di Belém”, il primo accordo in assoluto che riunisce le tre principali regioni forestali tropicali del mondo: l’Amazzonia, il bacino del Congo e il Sud-Est asiatico. Per la prima volta, i paesi di queste regioni si sono impegnati a coordinare le strategie di conservazione, a potenziare i sistemi di monitoraggio, a rafforzare i diritti territoriali delle popolazioni indigene e a contrastare la deforestazione illegale. Si tratta di un passo significativo, poiché queste foreste immagazzinano oltre la metà del carbonio tropicale mondiale e fungono da pozzi di assorbimento essenziali per la stabilizzazione del clima globale. Secondo l’IPCC (il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici), la deforestazione rappresenta ancora il 10–15% delle emissioni globali annuali; pertanto, qualsiasi impegno che rallenti la perdita di foreste va a diretto beneficio degli obiettivi climatici globali e dell’approvvigionamento sostenibile di materiali rinnovabili.
Il Brasile, in qualità di paese ospitante, ha svolto un ruolo particolarmente determinante. Grazie a una rinnovata leadership in materia ambientale, il paese ha colto l’occasione della COP30 per ribadire il proprio obiettivo di porre fine alla deforestazione illegale entro il 2030. Si tratta di un obiettivo credibile: i dati satellitari dell’INPE (Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale del Brasile) mostrano che la deforestazione nell’Amazzonia brasiliana è diminuita di oltre il 50% dal 2022. Il Brasile ha inoltre annunciato un ampliamento della demarcazione dei territori indigeni, uno degli interventi climatici più efficaci attualmente disponibili. Le ricerche dimostrano costantemente che le foreste gestite dalle comunità indigene presentano tassi di deforestazione notevolmente inferiori, rendendo i diritti fondiari non solo una questione di giustizia sociale, ma anche una soluzione comprovata per il clima.
La conferenza ha inoltre segnato progressi significativi in materia di finanziamenti per il clima. I negoziati precedenti erano stati criticati per le promesse vaghe e la lentezza dei flussi di cassa, in particolare per quanto riguarda il fondo “Perdite e danni”, destinato a sostenere i paesi più colpiti dagli impatti climatici. Questa volta, il Regno Unito, l’UE e diverse nazioni sviluppate hanno versato contributi aggiuntivi, mentre i negoziati per un nuovo obiettivo di finanziamento post-2025 si sono orientati in modo deciso verso impegni dell’ordine di più trilioni di sterline: un cambiamento realistico, data l’entità dei costi globali di adattamento e mitigazione. Per i settori che dipendono da catene di approvvigionamento sostenibili, tra cui quello della carta, questa rinnovata attenzione al finanziamento di soluzioni basate sulla natura garantisce stabilità a lungo termine.
Un altro risultato fondamentale è stato il rafforzamento del linguaggio relativo alla transizione dai combustibili fossili. La COP28 è stata la prima COP a riconoscere esplicitamente la necessità di abbandonare i combustibili fossili, rompendo decenni di silenzio sulla causa principale del cambiamento climatico. La COP30 ha sfruttato questo slancio riaffermando l’impegno alla «transizione per l’abbandono dei combustibili fossili» e sollecitando i paesi a presentare piani climatici nazionali aggiornati e più dettagliati. Sebbene alcuni dei principali paesi produttori di combustibili fossili si siano opposti a una formulazione più rigorosa in materia di eliminazione graduale, l’inclusione di scadenze più chiare e di meccanismi di responsabilità rappresenta un progresso reale, seppur imperfetto.
Uno dei risultati più significativi, tuttavia, è stato il coinvolgimento senza precedenti delle comunità indigene. La COP30 ha registrato il più alto livello di partecipazione indigena mai registrato in un vertice sul clima, in particolare tra i gruppi brasiliani e amazzonici. Ciò è importante perché le regioni indigene ospitano alcune delle foreste più intatte della Terra e svolgono un ruolo centrale nel mantenimento della Biodiversità. Considerando che un altro terzo delle foreste intatte rimanenti nel mondo è sotto la gestione delle popolazioni indigene a livello globale, il loro coinvolgimento è essenziale sia per la stabilità climatica che per il futuro della silvicoltura sostenibile.
La silvicoltura certificata, come i sistemi FSC (Consiglio per la Gestione Forestale) e PEFC (Program for the Endorsement of Forest Certification), ampiamente diffusi in tutta Europa, si basa su impegni globali volti a porre fine al disboscamento illegale, a proteggere la Biodiversità e a garantire l’approvvigionamento di fibra di legno da fonti rinnovabili. La COP30 ha rafforzato questi quadri globali, sostenendo indirettamente i risultati già eccellenti del Regno Unito in materia di riciclaggio della carta, recupero delle fibre e Gestione sostenibile delle foreste.
La COP30 ha inoltre chiarito il ruolo dei materiali naturali, tra cui la carta, nelle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici. Man mano che i paesi abbandonano la plastica derivata dai combustibili fossili e si impegnano a ripristinare gli ecosistemi naturali, si prevede un aumento della domanda di materiali rinnovabili e riciclabili. L’industria cartaria del Regno Unito, che opera già nell’ambito di uno dei sistemi di riciclaggio più avanzati d’Europa, è destinata a trarre vantaggio da questo cambiamento. La carta è uno dei pochi materiali con un ciclo di vita veramente circolare: gli alberi assorbono il carbonio mentre crescono, tale carbonio rimane immagazzinato nei prodotti cartacei per tutta la loro durata e, una volta riciclati, quelle fibre continuano a immagazzinare carbonio attraverso molteplici cicli di riutilizzo.
La rinnovata attenzione alle foreste alla COP30 rafforza inoltre le ragioni a favore della scelta della carta rispetto ad alternative a maggiore intensità di carbonio. Con le soluzioni basate sulla natura che assumono sempre più importanza nelle agende climatiche globali, la carta proveniente da fonti responsabili non è vista come un problema, ma come parte della soluzione: un materiale rinnovabile sostenuto da una silvicoltura sostenibile, da una progettazione circolare e da tassi di riciclaggio estremamente elevati. Solo nel Regno Unito, i tassi di riciclaggio della carta superano costantemente il 70%, un valore di gran lunga superiore a quello della plastica o dei materiali compositi.
Sotto molti aspetti, la COP30 ha confermato ciò che gli esperti di sostenibilità sottolineano da anni: per raggiungere l’obiettivo delle emissioni nette pari a zero sono necessari sia la riduzione delle emissioni sia la conservazione dei pozzi naturali di assorbimento del carbonio. Le foreste, se gestite in modo responsabile, non sono solo risorse, ma costituiscono un’infrastruttura climatica. E i materiali derivati da queste foreste, se prodotti in modo responsabile, possono sostenere gli obiettivi climatici anziché comprometterli.
Sebbene permangano ovviamente molte sfide, in particolare per quanto riguarda la dipendenza globale dai combustibili fossili e la distribuzione ineguale dei finanziamenti, la COP30 è stata ampiamente considerata un vertice costruttivo e incoraggiante. Per il Regno Unito, essa fornisce una tabella di marcia per allineare il mondo imprenditoriale, la politica climatica e il comportamento dei cittadini in materia di materiali rinnovabili. Inoltre, sottolinea un messaggio semplice ma potente: la scelta di carta proveniente da fonti responsabili sostiene un sistema globale di silvicoltura e di azione per il clima che è stato rafforzato, e non indebolito, in occasione della 30ª conferenza annuale sui cambiamenti climatici.
Per saperne di più sulla COP30, clicca qui: https://www.carbonbrief.org/cop30-key-outcomes-for-food-forests-land-and-nature-at-the-un-climate-talks-in-belem/

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